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venerdì 22 maggio 2020

L'unico uomo di casa Savoia

Umberto II e Maria Giuseppina, sovrani d'Italia dal 9 maggio al 18 giugno 1946. Uno di loro fu definito "L'unico uomo di casa Savoia". L'altro era Umberto II.




Le leggi fasciste in vigore in Italia all'epoca erano molto restrittive e liberticide, e tra le altre cose  imponevano l'italianizzazione dei nomi stranieri. La regina Maria Giuseppina era una donna intraprendente ed emancipata, contraria al regime fascista. Forse era per esprimere questo dissenso che preferiva essere chiamata Maria José, lasciando il secondo nome in francese. O forse era solo perché oggettivamente "Giuseppina" è un nome tremendo.

È con il nome di Maria José del Belgio che è infatti passata alla storia l'ultima regina d'Italia e principessa di Piemonte. Acquisì quest'ultimo titolo nel 1930, sposandosi con l'uomo a cui era stata promessa in sposa fin da bambina, il principe ereditario Umberto di Savoia.

Del matrimonio, celebrato l'8 gennaio 1930, si hanno moltissime foto, e in tutte si può ammirare quanto fosse colmo di entusiasmo il bellissimo viso della principessa.

Matrimonio dei Principi di Piemonte


«Avrei dovuto fuggire la notte delle nozze», dichiarò anni dopo, nel periodo dell'esilio.

Maria José infatti non si sentiva troppo a proprio agio nell'austero e conservatore ambiente di casa Savoia: era stata educata con una mentalità moderna alla corte belga, molto più aperta culturalmente di quella italiana. Era una donna libera e decisa, che non sopportava il fascismo italiano.

Umberto II aveva avuto un'educazione di tipo militare come tutti i principi sabaudi, e suo padre Vittorio Emanuele III era un genitore particolarmente freddo: crebbe timido e remissivo, con molte idee ma con poco coraggio per esprimerle.

Il principe erede Umberto da bambino,
 con il padre Vittorio Emanuele III

Umberto non stimava Mussolini, che considerava una minaccia al potere monarchico, e mal sopportava particolarmente Hitler, ma, ben conscio di essere strettamente sorvegliato dalla polizia segreta, evitava di esprimere pubblicamente le proprie idee.

Maria José non stimava Mussolini e mal sopportava particolarmente Hitler, che considerava una minaccia all'indipendenza del suo Belgio, e, ben conscia di essere strettamente sorvegliata dalla polizia segreta, esprimeva pubblicamente le proprie idee, intrattenendosi senza problemi intellettuali e politici oppositori del regime, come Benedetto Croce e Ivanoe Bonomi.

La monarchia sabauda era strettamente sorvegliata su ordine del Duce, preoccupato dal fatto che formalmente il Re avesse una carica superiore alla sua. Vittorio Emanuele III però si dimostrò sempre molto accondiscendente verso i provvedimenti di Mussolini, e arrivò a ingoiare l'amaro boccone di vederselo nominare come suo pari nel comando delle Forze Armate. Umberto II come già detto temeva che Mussolini potesse minacciare l'autorità della monarchia, ma più che impegnarsi in politica preferiva organizzare serate mondane con la crema dell'aristocrazia italiana.

I principi di Piemonte Umberto e Maria José

Invece l'unico uomo di casa Savoia nel settembre del 1938 si era accordata con Badoglio e altri comandanti dell'esercito per attuare un colpo di stato contro il fascismo. Nel piano della principessa ereditaria mentre il 27 settembre 1938 l'esercito avrebbe preso il controllo di Roma, Torino, Milano, Verona e Venezia, lei avrebbe costretto Vittorio Emanuele III ad abdicare. Sarebbe dovuto succedergli Umberto II ma, d'accordo con la moglie, questi avrebbe a sua volta rinunciato al trono in favore del figlio Vittorio Emanuele IV, di fatto lasciandolo alla moglie Maria José, che avrebbe avuto il ruolo di Regina Madre Reggente fino al 1958, quando il figlio avrebbe compiuto 21 anni. Arrivata al vertice dello stato italiano avrebbe destituito Mussolini e al suo posto sarebbe stato posto un innominato avvocato milanese antifascista.

I partecipanti alla conferenza di Monaco del 30 settembre 1938

Lo stesso Galeazzo Ciano era favorevole a questo colpo di stato, che però saltò: il 25 settembre 1938 Hitler minacciò di invadere la Cecoslovacchia, e il 27 settembre Mussolini si propose come mediatore di pace per evitare lo scoppio di una nuova Guerra Mondiale. Maria José rinunciò allora al colpo di stato, nella speranza che Mussolini potesse diventare un garante della pace a livello europeo contro le minacce di espansionismo tedesco.

Alla fine nel 1943 fu Vittorio Emanuele III a sbarazzarsi di Mussolini, dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale e dell'Invasione Alleata. L'8 settembre 1943 il nuovo Presidente del Consiglio Badoglio, il re, la regina e il principe Umberto scappano da Roma per rifugiasi in Puglia.

Vittorio Emanuele III

Umberto avrebbe preferito proteggere Roma e comandare da lì la resistenza contro i tedeschi, ma fu costretto da Badoglio a fuggire con loro. Maria José, cacciata nel cuneese dal suocero, scappò da lì in Svizzera, da dove rifornirà di armi la resistenza.

Successivamente Umberto fece le veci del padre come Luogotenente del Regno, dato che il CLN non voleva collaborare con un re troppo colluso con il fascismo, e fu questo forse l'unico momento in cui si impegnò davvero per contrastare i nazifascisti.

Questo non bastò per cambiare il sentimento diffuso che la monarchia fosse complice del fascismo, e nel 1946 al referendum del 2 giugno vinse la Repubblica. Anni dopo Maria José dichiarò di aver votato scheda bianca.

Maria José con la corona
di Regina consorte d'Italia

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