Disse Ulisse (o meglio, Dante)...

"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza"

venerdì 18 settembre 2026

Mi si è avvizzito il cervello

Brainrot: cervello marcito. Mi rendo sempre più conto di aver realizzato il contrario di ciò che predica una delle mie citazioni preferite. Direttamente dal dodicesimo capitolo della $aga di Paperon de' Paperoni di Don Rosa:

Mi si è avvizzito il cervello, e penso che sia successo lo stesso a molti. Sono sempre più abituato a ricevere in modo passivo stimoli spazzatura. anzi, dirò di più, li cerco attivamente nei momenti di noia o stress: ho sviluppato ormai un riflesso condizionato a guardare con video brevi buffi o amari e meme che non capisco subito. Passo non so più quanto tempo a scrollare ed ad ascoltare persone che parlano con cui non ho nessun legame e tutto ciò che mi lascia è una fatica a concentrarmi, a riflettere, ad essere creativo.

Non è una sterile lamentela qualunquista: è proprio che le i media che consumiamo su smarthphone puntano proprio a rendere la persona dipendente dal loro uso e a estrarre da loro le due risorse più importanti che hanno a disposizione: il loro tempo e la loro attenzione. 

Non siamo clienti. Siamo una miniera.

Come nota sapientemente lo psicologo sociale Haidt nel suo lavoro La generazione ansiosa: le piattaforme come Instagram o Facebook non considerano gli utenti come clienti, ma come un prodotto da vendere ai loro veri clienti, gli inserzionisti pubblicitari a cui viene venduto il nostro tempo e la nostra attenzione. Sono sicuro che nemmeno Blogger ragioni diversamente. 

Sempre più mi rendo conto che la mia attenzione subisce continue interferenze soprattutto se il compito a cui mi sto dedicando non è immediatamente gratificante: sto abusando del tempo che dovrei adoperare per esercitarmi in ciò che mi piace, fatico a portare avanti ciò che inizio e di fronte a questa frustrazione mi vien voglia di fuggire dal compito. Scrivo peggio, ragiono in modo più superficiale, parlo in modo più inconcludente: gran parte del tempo che dovrei usare quotidianamente in interazioni faccia a faccia o a riflettere su ciò che mi succede è in realtà impiegato a scrollare reel con screen di brevi commenti in inglese sulla politica statunitense e a mettere mi piace a meme che puntualmente devo spendere cinque minuti nei commenti per capire. Mi ricordo una cosa che mi disse una mia cara amica quando avevamo sedici o diciassette anni: con tutto il tempo che ho speso sullo smarthphone avrei potuto scrivere la Divina Commedia.

Affacciarsi al balcone a Piazza Venezia

Ore passate a far scorrere davanti agli occhi passivamente immagini e testi. Ma anche se fossi una di quelle persone che pubblica infografiche su temi socialmente impegnati e riflessioni lunghissime sulla polemica quotidiana... Non credo che starei usando il mio tempo in modo troppo costruttivo. Mi sono reso conto di una cosa ormai da qualche anno: questo modo di usare le reti sociali virtuali è solo un modo per far perosnal branding. Più che esprimersi e confrontarsi si vuol vendere qualcosa, il proprio personaggio o direttamente un prodotto. Tante versioni in miniatura di quel famoso politico italiano del secolo scorso, che si affacciava a un balcone per farsi adulare da una folla festante in piazza. Non si sta davvero portando avanti il proprio impegno sociale né si sta cercando di capir meglio il mondo, né tantomeno di confrontarsi con persone nuove.

Una delle più grandi promesse di internet era questa: allargare i contatti sociali, connettere persone distanti nello spazio e conoscere nuovi mondi umani. Quando è stata l'ultima volta che avete genuinamente conosciuto qualcuno, fatto una nuova amicizia, online? Io credo siano passati cinque anni dalla mia ultima volta: era una persona che mi aveva scritto una mail su un fumetto che avevo scritto da adolescente e che avevo pubblicato su internet. Dopo di ciò, tutte le persone con cui ho espanso la mia rete virtuale erano tutti bot che cercavano di infilarmi in qualche finta videochat erotica.

Quando le informazioni non arrivano ma le cerchi

Resta ancora vera l'altra grande promessa di internet: è la più grande biblioteca mai prodotta dall'umanità. Ma non giriamoci attorno: cercare informazioni in modo attivo è sempre più disincentivato dalle piattaforme rivolte a un pubblico generalista. Le ricerche su Google sono disincentivate dal riassunto AI e da mobile è impossibile impostare una ricerca che permetta di circoscrivere i risultati a un preciso lasso di tempo, cosa che è possibilissima da desktop. 

Google da desktop permette di cercare in modo attivo i contenuti del passato


Google da mobile non permette di cercare contenuti più vecchi di un anno

Cercare vecchi post e vecchie discussioni su Facebook è una delle esperienze più frustranti che il prodotto di Zuckenberg possa offrirti. Instagram non ha mai permesso una ricerca attiva dei post oltre lo scrollare un profilo. YouTube è l'unico che ti permette di fruire facilmente di contenuti vecchi di anni, ma la pagina di ricerca è sempre più inquinata da suggerimenti non pertinenti che vogliono catturare la tua attenzione.

Sembra quasi che i contenuti del passato siano di per sé difficili da trovare, come se non fosse possibile catalogarli o non rimanessero registrati. Io sono sempre più convinto che semplicemente ci sia un interesse da parte delle piattaforme a tenere gli utenti bloccati in un eterno presente che muta troppo velocemente per essere compreso in modo intuitivo. Fermarsi a vedere i post del passato significherebbe creare la possibilità di fermarsi a riflettere e sia mai che l'utente sviluppi consapevolezza critica su come si evolvono i mondi virtuali in cui è calato. Fermarsi a riflettere è un atteggiamento che il consumatore non deve fare, se no rischia di iniziare a desiderare un cibo diverso da quello che gli viene imboccato.



Continenti apparentemente sovrappopolati, arcipelaghi in crisi demografica

Oggi fa molto parlar di sé una vecchia creepypasta, la dead internet theory: una teoria secondo cui la maggior parte delle persone su internet sarebbero in realtà bot molto sofisticati che interagiscono fra loro per influenzare l'opinione pubblica. Con la capacità delle intelligenze artificiali di oggi non appare più essere una storia dell'orrore ma solida realtà. Io mi sento però di dire che internet sia un posto morto per altro: i servizi più importanti non puntano più a far interagire persone e ad avvicinarle a mondi umani inediti, ma a usarli solo come risorsa economica. Puntano a tenere incollati allo schermo gli spettatori più a lungo possibile per ricevere passivamente contenuti. Cosa rende diverso Instagram da Rete4?

I blog e i forum sono degli arcipelaghi che andrebbero ripopolati. Sono le radici dei social network, ma funzionano in un modo decisamente diverso: anche quando hanno pubblicità non puntano a far permanere più a lungo possibile gli utenti ma a costruire un rapporto con persone nuove, condividendo pensieri ed emozioni. Inoltre danno la possibilità di essere attivi e la creativi. Scrivere un blog per me è la possibilità di fermarsi a riflettere per sviluppare i miei pensieri. Quando scrivo un post sto mantenendo la concentrazione su un argomento e sto rendendo coerenti e più raffinati i miei pensieri. È un esercizio di analisi, che mi permette di allenare il linguaggio e la scrittura, oltre che di conoscere nuovi punti di vista rispondendo a chi scrive nei commenti. 

I blog e i forum si costituiscono attorno a un tema e permettono quindi di costruire conoscenze condivise all'interno di community formate da persone che condividono qualcosa, dove i veri utenti hanno interazioni continue e significative. 

Secondo Haidt il più grande problema introdotto dai social network è la labilità dei legami sociali: si interagisce con milioni di persone contemporaneamente e si ha sempre la possibilità di bloccare l'interlocutore quando non vogliamo più sentirlo. In una comunità reale il bacino sociale è molto più ristretto e sei costretto a vedere e interagire anche con persone sgradevoli, cosa che porta per forza a cambiare i propri pensieri e a maturare nel gestire le relazioni: nella vita quotidiana finiamo per accettare anche l'esistenza di ciò che non ci piace, a entrarci in contatto direttamente e a cambiare venendoci a patti. Blog e forum permettono questo molto più di quanto non facciano le principali piattaforme social network. È meno accattivante? Sì. Ma forse è questo ciò di cui abbiamo bisogno: una fruizione che richieda più tempo, più concentrazione e che non ci allontani da chi non ci piace. 

Tempo, attenzione e legami sono le risorse più importanti che abbiamo e non dobbiamo svenderle, anche se sicuramente è faticoso: occupare il tempo libero con stimoli fugaci e volatili è ormai un riflesso condizionato, soprattutto quando si è stressati, stanchi e soli. È una strategia per alleggerire momenti pesanti. È paradossale, perché non dà sollievo ma aumenta solo il mal di testa e la tristezza quando ritorniamo nel mondo reale: è un momento di alienazione, non di sollievo.

Star nel qui ed ora. Con te che sei con me.

Questo rende difficile anche essere concentrati con gli altri attorno a noi, a mettere a fuoco gli stimoli del mondo concreto: sono più abituato a ragionare sul podcast che sto ascoltando che su cosa succede nella strada in cui sto passeggiando, più abituato a sentire le lamentele di una persona in un reel Instagram che gestire una discussione con un mio amico. Il sociologo Simmel a metà Ottocento parlava di uomo blasé per descrivere quel tipo di essere umano che perde la capacità di interessarsi al mondo esterno e appare indifferente a ciò che gli accade davanti. Questo perché? Perché sovrastimolato. Forse è una analisi ancora attuale, ma ci aggiungo un'ultima precisazione: oltre che indifferenti siamo anche attivamente disincentivati nel focalizzarci.


Consigli di lettura.

- Anderson M. T., Feed, Milano, Rizzoli 2018

Le ricerche su Google non sono quelle di una volta, 2022, Giugno 27, su Il Post, https://www.ilpost.it/2022/06/27/ricerche-google/

- Haidt J., La generazione ansiosa, Milano, Rizzoli, 2024

- Ingrassia M., Benedetto L., Crescere connessi: risorse e insidie del web, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2017

- Rosa D., La $aga di Paperon de' Paperoni, Modena, Panini Comics, 2016


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Disse Anton Ego...

"Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale."